FOLLOWMI AROUND GIUGNO 2021: cinque parchi, cinque storie ricche di fascino

FollowMi Around questo giugno vi proporrà due fantastici tour tra i parchi di Milano. Compiremo un viaggio nel tempo e negli stili legati ai giardini, in questi piccoli paradisi.

I tour verranno svolti nel pieno rispetto del distanziamento sociale e della filosofia green che ci caratterizza. Privilegeremo lo slow tourism, puntando sulla sostenibilità e riappropriandoci della nostra libertà negli spazi verdi che la città offre.

I Giardini di Porta Venezia: il primo parco pubblico di Milano

Chiamati anche Giardini pubblici Indro Montanelli, in onore del grande ma controverso giornalista italiano, furono il primo parco pubblico milanese. Voluto dagli austriaci e inaugurato nel 1784, l’area precedentemente si presentava in maniera assai diversa. La zona, all’epoca periferica e confinante con il Lazzaretto, fu uno spiazzo verde di proprietà della famiglia Dugnani e di due precedenti monasteri. Originariamente era adibita principalmente ad orti in affitto ed era molto irrigua, come testimoniano ancora gli attuali laghetti.

Giuseppe Piermarini progettò i giardini seguendo lo stile francese, razionalizzando gli spazi con viali alberati a boulevard e aiuole geometriche. Per l’Esposizone Universale del 1881, il parco venne ampliato seguendo la moda dei giardini all’inglese. Questi erano caratterizzati da una natura più libera, false rocce, alture, ruscelli e laghetti. A fine ‘800 la sistemazione del parco venne affidata a Emilio Alemagna, già progettista di Parco Sempione. Con l’iniziare del XX secolo, il parco venne impreziosito da statue e ulteriormente ampliato sino ad inglobare gli edifici attorno. I Giardini ospitarono la Fiera Campionaria, successivamente spostata alla Fiera di Milano.

Come molte città europee, Milano aveva il proprio zoo comunale, all’interno dei confini del parco. Lo zoo fu d’ispirazione per la famosa canzone di Jannacci Vengo anch’io. No tu no

Tra gli alberi di pregio v’è un platano ultra centenario vicino al laghetto, un esemplare monumentale di metasequoia (Taxodium distichum). Nel parco è presente un Bio-lab per la conoscenza di piante e botanica.

Il parco ospita inoltre al suo interno quattro istituzioni culturali cittadine di assoluta importanza: il Museo Civico di Storia Naturale, il Planetario, La GAM (Galleria d’Arte Moderna) e il PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea); quest’ultime ospitate nella Villa Reale di Milano.

I Giardini della Guastalla: un tipico esempio di giardino all’italiana

La contessa di Guastalla Paola Ludovica Torrelli fondò il Regio Collegio delle fanciulle con annessi i suoi stupendi e aristocratici giardini. Oggigiorno sono uno splendido esempio di giardino all’italiana, con la Peschiera tipica dell’età barocca e il tempietto neoclassico di Cagnola.

I giardini all’italiana, detti anche giardini formali, sono d’ispirazione tardo rinascimentale e rappresentano l’evoluzione dei giardini medievali. Da questi traggono ispirazione i successivi giardini alla francese e giardini all’inglese. Storicamente, i primi giardini all’italiana “compiuti” sono attribuiti all’architetto Niccolò Tribolo, il quale progettò a Firenze i Giardini di Boboli, di Villa Corsini e di Villa Castello; anche se già precedentemente vi furono dei prototipi come il Giardino di Venere di Citera e il Giardino del Belvedere in Vaticano. Armonia e rigore rappresentano il connubio distintivo di un giardino all’italiana, con l’utilizzo proporzionato dello spazio e dove l’arte topiaria la fa da padrone. Tipici del giardino formale sono i pergolati in fiore e i colonnati ornati da piante rampicanti. In quelli più estesi vi è perfino un labirinto e solitamente è spesso presente un angolo segreto. Infine un elemento di assoluta importanza è sicuramente la presenza dell’acqua.

In questo giardino vi è infatti una magnifica peschiera barocca dove precedentemente vi era un laghetto. La struttura risulta essere composta da due terrazzamenti i quali sono comunicanti tramite scale. Inoltre è arricchita dalla presenza di balaustre in granito bianco. Altro elemento architettonico di pregevole interesse è un’edicola, anch’essa di origine seicentesca, ove si trova la Maddalena Penitente. Altro elemento di grande impatto è il tempietto neoclassico del Cagnola.

Il Parco di CityLife: il futuro è qui

CityLife è uno degli esempi più riusciti di gentrificazione in atto in questi anni a Milano. Si tratta anche di uno dei maggiori in Europa, con un’area complessiva di 366.000 m2. Il piano di riqualificazione del quartiere Fiera di Milano, ha previso un mix articolato tra funzioni pubbliche, residenze private, spazi commerciali, uffici e aree verdi. Milano, a detta degli stessi progettisti dei tre grandi studi architettonici che maggiormente vi si sono affaccendati nel progetto (ovvero Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind), è la città che rappresenta di più l’internazionalità del Bel Paese, paragonabile ad altri grandi città europee quali Londra, Francoforte e Parigi.

L’intera zona è la più grande area pedonale della città, a beneficio dei residenti e di tutti i cittadini. Le tre torri, il Dritto (Allianz) progettato da Isozaki, il Curvo (Pwc) da Libeskind, lo Storto (Generali) da Hadid, sono un nuovo landmark cittadino, con un’ampia area commerciale alla base servita dalla metropolitana e a sud dell’area le Residenze progettate da Hadid e Libeskind.

Il grande parco è un polmone per la città di Milano. In grado di generare importanti effetti ambientali e climatici, v’è un significativo assorbimento della CO2. Il progetto paesaggistico riflette la varietà del paesaggio lombardo, richiamando sia la parte montana che la pianura Padana. La biodiversità è garantita grazie al numero di alberi presenti e all’acqua, che dalla fontana delle Quattro Stagioni in piazza Giulio Cesare si ricollega a un nuovo fontanile che riprende la bassa pianura.

L’area è tra le più grandi zone car-free d’Europa e costituisce un esempio di quartiere vivibile grazie alla mobilità sostenibile. Inoltre l’area è caratterizzata dal progetto ArtLine che consiste in un museo d’arte contemporanea all’aria aperta, ancora in fase di conclusione.

Il Parco Industria Alfa Romeo: dalle officine al nuovo Portello

Il quartiere caratterizzato una volta dagli stabilimenti della grande casa automobilistica Alfa Romeo, sono oggi occupati dal moderno quartiere Portello e da un parco che con la sua conformazione riprende il vicino Monte Stella.

Realizzato in lotti a partire dal 2009/2010, è ancora incompiuto, anche se qualcosa si muove per concludere il quarto lotto e arrivare così a completare l’intero parco. L’area è progettata da Charles Jencks, che insieme a Land srl, ha curato il progetto caratterizzato da tre collinette che rappresentano le tre ere della cultura del tempo a Milano: preistoria, storia e futuro. Il giardino piccolo illustra i Ritmi, dal battito del cuore alle Quattro stagioni, ai più importanti eventi dell’universo.

L’area si pone come attrattore di visitatori e ingresso scenico per chi entra in città da quella zona, con una morfologia alquanto singolare e in continuità con lo storico Monte Stella. La nuova articolata morfologia si sviluppa con una “doppia esse allungata” e una grande spirale che nella loro imponenza si rendono protagoniste, instaurando allo stesso tempo un dialogo tra loro, il parco e la città. Il parco prende forma da una serie di direttrici spaziali di forma circolare che nel loro insieme costituiscono le linee di costruzione per le tre “sculture verdi”, nonché per l’intero parco.
Dal punto di vista del linguaggio architettonico queste tre grandi “sculture verdi” insieme all’anfiteatro rappresentano idealmente le quattro fasi della storia dell’uomo: la Preistoria, la Storia, il Presente e il Futuro,
Per quanto riguarda la morfologia, il parco si sviluppa a differenti quote superiori rispetto al piano stradale, con tre rilievi denominati “Mound1”, “Mound2”, “Mound3”.

Monte Stella: in ricordo della Seconda Guerra Mondiale

La famosa Montagnetta di San Siro fu progettata da Piero Bottoni a partire dal 1949. La sua storia però inizia prima, quando la zona viene scelta per stipare le macerie della città dopo i bombardamenti degli Alleati. Fu così che iniziò a crearsi un cumulo di resti e cominciò ad essere un luogo evocativo, una sorta di “monumento”, in quanto era “la tomba delle case dei milanesi”.

Una bellissima canzone scritta dal cantautore Nino Rossi negli anni Sessanta e interpretata magistralmente da Nanni Svampa dice proprio così: “Muntagneta de San Sir, tumba dei noster ca’…”.

Tuttavia divenne a tutti gli effetti il monte Stella grazie al progetto dell’architetto Piero Bottoni. Egli progettò il QT8 e decise quindi di trasformare il cumulo di detriti in quello che oggi è il Monte Stella, dedicandolo alla defunta moglie.

L’area ebbe più usi, negli anni Sessanta e Settanta divenne un’infelice discarica di auto rubate e cadaveri, successivamente vennero piantati centinaia di alberi arrivati direttamente dalla Toscana. Negli anni Ottanta venne adibita a pista da sci, con veri e propri impianti di risalita e a una delle competizioni organizzate vi partecipò un giovanissimo Alberto Tomba che vinse contro Erlacher. Il Monte diede nome anche a una celebre radio locale, Radio Monte Stella. Sempre negli anni Ottanta divenne sede di concerti e di alcune edizioni della Festa dell’Unità. L’utilizzo senz’altro più nobile risale al 2003, quando venne inaugurato il primo Giardino dei giusti in Italia, il memoriale ispirato al giardino e museo di Yad Vashem a Gerusalemme, nato per celebrare chi si è opposto ai genocidi e ai crimini contro l’umanità. Infine vi è un mistero da svelare sulla fine che hanno fatto parte delle macerie. Nei difficili anni del Dopoguerra, i contadini della periferia di Milano e delle città vicine avevano bisogno di qualsiasi cosa li aiutasse a rimettere in piedi le loro abitazioni. Ecco, la cava di San Siro, al pari di tutte le altre cave attorno alla città, divenne così un via vai incessante di carretti e furgoni malandati dove venivano caricati i mattoni e tutto ciò che si poteva ancora utilizzare. Nella periferia Est di Monza c’è una vecchia abitazione dove vive un anziano che sostiene che sia stata costruita proprio così e che le due palle di granito messe davanti all’ingresso come ornamento arrivino proprio dalla muntagnetta de San Sir.

 

Autore: Andrea Cortinovis (social media manager di FollowMi Around)

 

 

 

 

 

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